Mi chiamo Andrea Baldo, 32 anni. Originario di Napoli vivo al momento a Barcellona – dopo aver trascorso qualche anno a Londra, e dove ho conseguito il Master of Arts in Documentary Photography and Photojournalism della University of Westminster.
Ho iniziato a fotografare professionalmente nel 2010 lavorando per un’agenzia napoletana e occupandomi prevalentemente di cronaca. Nel 2013 mi sono trasferito all’estero.
Quando hai iniziato a fotografare e perchè?
Alla fotografia mi avvicinai poiché era il mio lavoro del weekend quando ero studente universitario a Napoli. Fotografavo alle feste di 18 anni per un locale in periferia.
In realtà anche se studiavo materie scientifiche, al liceo avevo sempre avuto il pallino per il giornalismo e un interesse per le tematiche sociali.
Misi insieme un portfolio collaborando nel tempo libero con un giornale online.
Effettivamente questo mi aiutò ad entrare nel settore quando presentai questo portfolio ad una delle agenzie di Napoli che poi mi aiutò crescere professionalmente.
Il tuo / i tuoi generi fotografici?
Da quando ho terminato il Master a Londra ho messo il fotogiornalismo da parte – inteso come quello di cronaca per i quotidiani – e adesso sono orientato quasi esclusivamente verso la fotografia documentaristica.
Letterariamente sono ispirato dalla psico-geografia; visivamente dalla New Topographics (e qui vale la pena citare almeno Robert Adams e Stephen Shore) e dalle influenze dei più recenti Alec Soth, Simon Roberts, Paul Graham, Todd Hido (ho una lunga lista in realtà).
Guardo con forte interesse alla produzione di progetti a lungo/medio termine legati all’urbanizzazione e all’impatto ambientale e sociale che comporta.
La tua giornata tipo?
Per poter parzialmente finanziare i miei progetti di forma indipendente devo necessariamente differenziare le mie entrate come posso.
Quindi la mia giornata tipo la spendo sia tra lavori non sempre legati alla fotografia, sia con la ricerca di soggetti per immagini che finiscono negli archivi di un’agenzia internazionale e per video da distribuire a canali televisivi esteri.
Ma soprattutto parte della giornata la spendo per formulare e sperimentare visivamente le mie idee e realizzare i miei progetti fotografici.
Puoi raccontarci la fotografia più importante della tua carriera o quella a cui tieni di più?
Non sono legato particolarmente ad un’immagine. Da un punto di vista personale questa e` la foto determinante per la fase più recente della mia carriera: pochi giorni prima di trasferirmi in UK inaugurai una piccola mostra personale che trattava di uno dei principali problemi ambientali della Campania.
Questa era la foto che i curatori utilizzarono come copertina della mostra. A parte il messaggio della foto in se`, questa rappresenta piuttosto il tipo di outlet che intendevo per la mia fotografia e quello da cui volevo ripartire una volta lasciata Napoli.

Cosa c’è dentro la tua borsa fotografica?
Avendo quasi del tutto eliminato i tempi frenetici della fotografia di cronaca, per gli ultimi progetti sto scattando solo in medio formato con una Mamiya RZ67.
Continuo ad ogni modo ad avere una Canon 5D MKII ed un registratore audio Zoom H5 per le riprese video. Ed ovviamente uno smartphone con una camera che faccia delle foto decenti.
Cosa pensi di aggiungere a breve nella borsa e cosa invece pensi di dare via?
Idealmente aggiungerei una camera grande formato.
Realisticamente mi piacerebbe acquistare un flash ad incandescenza ed un teleobiettivo da utilizzare con la Mamiya.
Da dare via forse un registratore vocale per sostituirlo con uno più maneggevole.
Il sito di fotografia che visiti più spesso?
American Suburb X, LensCulture e FeatureShoot su tutti, anche se in realtà la maggior parte del tempo la spendo ricercando libri e progetti attivi sulle tematiche che mi incuriosiscono nel bookstore di PhotoEye o su PhotobookStore, o direttamente utilizzando Google e finendo sul sito personale dei fotografi.
Grazie Andrea!
Link:
Sito web
LensCulture
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