Mi chiamo Bruno Tamiozzo, sono nato a Roma nel 1976, vivo tra Latina e Kochi (Kerala – India).
Dopo essermi diplomato in Scenografia all’Accademia di Belle arti di Roma, ho seguito un Master in Fotogiornalismo presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma.
Mi occupo di fotografia a carattere sociale, documentando la vita quotidiana degli abitanti del pianeta terra, cercando di approfondire alcuni aspetti, spesso tristi.
Quando hai iniziato a fotografare e perchè?
Ho iniziato a fotografare a 12 anni, dopo che mio padre mi lanciò contro la sua reflex, per averla presa più volte di nascosto senza il suo permesso.
Il tuo / i tuoi generi fotografici?
Non esiste, credo, un mio genere fotografico, ho però il desiderio costante di voler documentare la realtà che ci circonda ogni giorno, scene di vita quotidiana, che non hanno nessuna distinzione tra popolazioni dell’Africa, del Giappone o dell’Europa o qualsiasi altro paese al mondo.
L’umanità è unica ed indivisibile, non esistono “colori”, “razze” o “Caste Sociali”, per me esiste solamente l’essere umano, che vive costantemente con la realtà di ogni giorno ed al quale cerco di dare sempre la massima dignità, qualunque sia la sua condizione di vita.
La tua giornata tipo?
Credo di non avere una giornata tipo, le mie giornate cambiano repentinamente, così come l’umore, che può esser malinconico in una giornata di pioggia, ad estremamente dinamico e sereno, durante una gita fuori porta.
Da quando ho iniziato a “frequentare” il vasto territorio Indiano, ho imparato a vivere le giornate per quel che offrono, cercando di mantenere sempre un discreto senso della realtà.
Puoi raccontarci la fotografia più importante della tua carriera o quella a cui tieni di più?
Credo non esista una fotografia che sia più importante di altre, anche perché altrimenti, ne avrei una sola in archivio.
Ogni immagine ha un suo “perché”, ed ogni scatto, rappresenta un determinato momento ed istante del mio percorso umano.
Ho certamente delle immagini a cui sono particolarmente legato, una in particolare, ritrae una bambina di un orfanotrofio, che posa per me, come fosse già grande, tenendo stretta al suo petto, una bambola, quasi a proteggerla dal mondo.
Cosa c’è dentro la tua borsa fotografica?
Non credo di avere un’unica borsa fotografica, ma svariate, in base a ciò che intendo realizzare o seguire.
Solitamente, utilizzo un piccolo marsupio con dentro una Fuji X-T1 con il 18-55
con cui faccio di tutto ed un 56mm f/1.2
, che utilizzo per i ritratti. Ho 7 batterie
di ricambio, vista la durata limitata delle stesse e qualche scheda di memoria
da 4 o 8 Gb.
Un portatile per lavorare in ogni dove, un lettore di schede
ed un HD 2.5 esterno
in cui fare continui backup.
Questo è il corredo da “viaggio”, molto leggero e pratico.
Ma poi utilizzo anche una Pentax 6×7 e lenti Takumar 45mm e 75mm con rulli Kodak T-max 100 ed una Leica M6 con un Summicron 35mm fisso e rulli Tri-x 400
, il tutto accompagnato da un’esposimetro Lunasix 3
con sistema Spot.
Amo viaggiare leggero, infatti ho tolto tutto il corredo Canon, appositamente, perché mi era d’ingombro, visto che i miei viaggi li affronto tutti viaggiando in moto.
Cosa pensi di aggiungere a breve nella borsa e cosa invece pensi di dare via?
Come già risposto alla domanda precedente, amo viaggiare leggero e quindi è più facile che io abbandoni qualcosa, piuttosto che aggiungere.
Il sistema Canon è stato sostituito da quello Fuji e credo che alla X-T1, molto presto arriverà una sorella gemella, così che io possa utilizzare le stesse impostazioni ed abbia la sicurezza di un secondo corpo in qualsiasi evenienza.
Il sito di fotografia che visiti più spesso?
Credo nessuno, di solito preferisco leggere libri di fotografia, ma qualche volta compro online, su siti specializzati, materiali di stampa e sviluppo, rulli ed accessori utili.
Grazie Bruno!
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