Mi chiamo Cristina Vatielli, ho 32 anni e vivo a Roma dove lavoro.
Ho iniziato la carriera fotografica come assistente e post-produttrice per diversi fotografi e ho collaborato dal 2004 al 2011 con il fotografo Paolo Pellegrin membro della Magnum Photos. Sono stata rappresentata dall’agenzia fotografica Prospekt e attualmente lavoro come freelance (i miei lavori si dividono tra reportage di carattere storico sociale e progetti di ricerca personale).
Quando hai iniziato a fotografare e perchè?
Dalle foto di famiglia ho scoperto che fin da piccola mi tenevo stretta in mano una compatta con la quale potevo seguire ed imitare mio padre nella sua più grande passione.
Il tuo / i tuoi generi fotografici?
Durante la scuola di fotografia mi dedicavo alla stampa e ai ritratti in studio. Il lavoro mi ha portata verso il reportage che ancora oggi è il fulcro della mia attività. Nonostante questo la sfida più grande è misurarmi con la costruzione di set, l’utilizzo di luci artificiali e gli autoritratti.
La tua giornata tipo?
Da tanti anni la mia casa è anche studio, quindi dopo aver finito le varie faccende casalinghe (che sono spesso una scusa per evitare il dovere), mi rinchiudo davanti al computer, tra Photoshop, editing, scansioni e isterie di archiviazione; cerco di salvarmi la schiena con passeggiate con il mio cane e numerose vasche in piscina. Tutto cambia quando mi arriva una chiamata di lavoro che mi porta fuori verso nuove avventure.
Puoi raccontarci la fotografia più importante della tua carriera o quella a cui tieni di più?
Sono molto legata al primo reportage iniziato nel 2006 sulla Memoria della guerra civile spagnola, affrontato con l’entusiasmo e la purezza del primo lavoro. Mi ha dato il contatto con la storia e fatto sentire utile nel dar voce a chi non ne ha. In questo reportage varie sono le immagini a cui tengo, ma una in particolare mi ha dato modo, grazie alle critiche e gli apprezzamenti di fotografi da me stimati, di comprendere come in una sola immagine si possa raccontare un tutto e che anche gli stereotipi (uomo con il cappello di spalle) possono restituire nuove emozioni.
Cosa c’è dentro la tua borsa fotografica?
Di base quando lavoro su commissionato, utilizzo la Canon 5D Mark II con il 24-105mm
, il flash
, la meravigliosa Fuji X100S
, batterie
, tante flash cards
e l’immancabile Lastolite
.
Per i miei lavori personali, ultimamente mi accompagna la Mamiya RZ67 per le situazioni comode e con possibilità di cavalletto, se no la Fuji 6×4.5 prestatami dal mio grande maestro e che a breve dovrò restituire…
Cosa pensi di aggiungere a breve nella borsa e cosa invece pensi di dare via?
Dopo la fatica fatta per avere questo materiale, non darei via nulla e mi piacerebbe aggiungere un dorso digitale per il medio formato e un radio flash che ad oggi ancora non mi sono comprata!
Il sito di fotografia che visiti più spesso?
Agence VU’, Magnum Photos, Photographic Museum of Humanity, LensCulture e vari blog di fotografia in cui casualmente ti imbatti e trovi dei capolavori incredibili!
Grazie Cristina!