Mi chiamo Davide Palmisano, ho 42 anni, sono siciliano ma vivo a Trento da 20, ho due figli, una compagna di vita che amo che si chiama Manuela, una laurea in ingegneria che non sfrutto tanto ma almeno mi garantisce un lavoro buono sia per vivere che specialmente per conciliare le mie passioni personali, su tutte la fotografia. Passione quindi che non pratico – grazie al cielo – a livello professionale, ma proprio questo mi lascia una elevata libertà nelle scelte espressive a cui, anche per carattere o forse segno zodiacale (sono dell’Acquario!), davvero non potrei mai rinunciare.
A livello fotografico mi occupo principalmente di reportage e narrazione visiva, mi piace molto sperimentare specialmente la commistione di stili, un po’ per esigenza personale derivante dal mio costante bisogno di rinnovamento, un po’ perché credo nel valore proprio del cambiamento, ed anche la fotografia richiede sforzi costanti e contributi in tal senso. Sviluppo progetti personali ma mi piace più spaziare nell’ambito del reportage a contenuto umanistico, e i temi che preferisco approfondire sono quelli connessi alla storia, alla memoria, al ricordo ed all’identità, quindi aspiro a raccontare con le mie immagini storie fatte di tempo e di desideri, senza necessariamente correre dietro alle mode nè al “limite”, perché credo che esplorare i confini corrisponda prima di tutto a sentire il bisogno di avercene qualcuno, mentre io preferisco gli spazi e la libertà.
Finora ho sempre lavorato sulla base di narrazioni visive in forma breve di portfolio , da cui dar vita a mostre fotografiche piuttosto che classici editoriali da proporre a riviste e magazine di settore. Solo più di recente mi ha colpito la possibilità del self publishing e da un lavoro più ampio realizzato in Iran lo scorso anno ne sto traendo il mio primo libro fotografico, intitolato “Timeless Persia”.
Fotografare l’Iran è stato come fotografare una donna bella e affascinate. L’Iran seduce l’occhio del fotografo e contro ogni luogo comune, e con la mia compagna Manuela Marchetti ci siamo abbandonati alle suggestioni di questo paese, che non abbiamo voluto solo descrivere ma raccontare attraverso le sensazioni, penetrare nella profonda intimità dei luoghi rispettando la solennità della storia e della cultura. Da tutto il materiale fotografico abbiamo deciso quindi di realizzare due pubblicazioni “gemelle”, curate da Paola Riccardi, “Timeless Persia” appunto e “Sokut” di Manuela, che presentano una nostra visione personale ma al tempo stesso l’un l’altra complementare; per realizzare questo progetto abbiamo anche lanciato una campagna di crowdfunding (aperta fino al 21/4 a questo indirizzo), e prevediamo di presentare i due libri nel maggio 2016 durante Fotografia Europea a Reggio Emilia.
Una esperienza direi sinora entusiasmante e che consiglio a chiunque di provare!
Quando hai iniziato a fotografare e perchè?
Le mie prime fotografie più “impegnate” risalgono al tempo dell’università, e per ragioni di studi erano più che altro foto di architettura; erano gli anni ’90 ed adoravo le immagini di Gabriele Basilico e mi ricordo che cercavo la massima pulizia nell’immagine ed evitavo accuratamente le presenze umane nelle mie fotografie! Si vede che non ero ancora maturo per pensare alla fotografia di reportage, né lo ero evidentemente per molte altre attività!
Il tuo / i tuoi generi fotografici?
Ho già risposto a questa domanda nella mia presentazione. Aggiungo che trovo molto divertente anche la fotografia di street, ed appassionante quella di ritratto.
La tua giornata tipo?
Per quanto conduca una vita abbastanza regolare, e sono anche mediamente incline ad annoiarmi quando non mi trovo nelle condizioni di poter esprimere la mia creatività, mi rendo in effetti conto di avere una vita molto varia, con giornate costantemente diverse e con parecchi fattori di imprevedibilità: dai figli da seguire tutti i giorni, a un lavoro che alterna picchi di impegno improvvisi a periodi di stanca, e sempre tante idee da mettere in pratica e molte relazioni da intrattenere quotidianamente per riuscirci! In effetti credo che la mia giornata tipo non esista perché ogni giorno debbo inventarmi nuovi schemi, costruire nuovi gruppi di lavoro, mettere nuovi appuntamenti in agenda. Ma questo mi piace molto, è affine ai miei ritmi! Credo che l’unica costante delle mie giornate sia rappresentata dal confronto costante che ho con la mia compagna , sia sulle questioni personali che anche su quelle fotografiche essendo a sua volta anche lei molto presa da questa voglia espressiva.
Puoi raccontarci la fotografia più importante della tua carriera o quella a cui tieni di più?
Non credo di averne una di preciso, ma vi presento un mio autoritratto risalente a qualche anno fa e che mi fu chiesto di realizzare durante un workshop, come parte di un percorso di approfondimento personale. Non è una gran foto probabilmente, né ha ricevuto particolari apprezzamenti, ma è stata la prima occasione per me di misurarmi con e “contro” me stesso, di fronte a questo tipo di immagine; e sono altresì seriamente convinto che aver superato questo scoglio mi sia servito a sbloccare a livello personale e profondo tutta una serie di inceppamenti; da allora , di questo sono certo, il mio modo di fotografare è cambiato radicalmente.
Cosa c’è dentro la tua borsa fotografica?
Direi che c’è sempre meno! Mi sono reso conto che una volta tendevo sempre più ad accumulare materiale senza prendere nota di quante componenti inutili del corredo fotografico tenessi a prender solo polvere; ultimamente ho svecchiato molto, infatti. Attualmente ho solo una reflex , un vecchio modello aps-c Fuji S5Pro che adopero prevalentemente con un 35mm f/1.8 Nikon , ed una mirrorless più recente, sempre Fujifilm , modello XE2, che invece adopero con un 27mm f/2.8
e che per le dimensioni contenute porto sempre con me anche nel borsello quotidiano. Ho anche altri due fissi, un grandangolare 14mm
ed un medio tele manuale Nikon 105mm f/2.5
, ma li uso davvero molto poco.
Cosa pensi di aggiungere a breve nella borsa e cosa invece pensi di dare via?
Ho appena venduto un paio di ottiche che non adoperavo più tanto, mi piacerebbe quando avrò più risorse economiche di prendere una lente Fuji 23mm f/1.4 che ho provato e trovato molto congeniale al mio occhio, il suo problema però è il costo al momento non accessibile alle mie possibilità!
Il sito di fotografia che visiti più spesso?
Non ne ho uno preferito, preferisco seguire il mio feed su Facebook e lasciarmi trasportare dalla suggestioni che di volta in volta saltano fuori a caso.
Grazie Davide!
Link:
Sokut Timeless Persia