Federico Sutera nasce a Venezia il 19 Maggio 1978. Nel 2003 si laurea in Economia del Turismo presso l’Universitá di Ca’ Foscari.
Nel 2005 si trasferisce a Madrid dove frequenta un master in fotografia di reportage presso la scuola Efti di Madrid. Durante la sua permanenza in Spagna realizza i suoi primi lavori professionali collaborando con alcune istituzioni e agenzie spagnole. Nel 2007 realizza il suo primo importante progetto fotografico intitolato “Mindful Dive“ che verrà pubblicato da Feaps ed esposto a Madrid presso il centro culturale Galileo Galilei.
Nel 2010 rientra in Italia. Risiede a Venezia e lavora come fotografo indipendente presso lo studio fotografico Xframe che ha fondato nel 2011.
Realizza progetti personali di stampo documentaristico focalizzati soprattutto su tematiche sociali legate al territorio e all’ambiente ma anche lavori commerciali collaborando attivamente con l’agenzia fotografica Anzenberger (Vienna) e Contrasto (Milano).
I suoi lavori sono stati pubblicati su riviste come Io Donna, Style, Sette, Africa, Geo (Germania/Francia), Nido (Germania), Le Courrier (Svizzera), etc.
Quando hai iniziato a fotografare e perchè?
Ho cominciato a fotografare solo dopo aver terminato l’università spinto dal desiderio di congelare un momento per conservarlo in eterno, di trasformare qualcosa di impersonale e generico come un foglio di carta bianco in qualcosa di unico e proprio.
Con il tempo ho capito che solo attraverso la fotografia riesco a dare sfogo alle mie inquietudini e forma alle mie idee. Fotografando ho imparato a conoscere meglio me stesso e a capire le potenzialità del mezzo fotografico che ora utilizzo soprattutto per catturare frammenti di vita quotidiana o raccontare storie di vita in un mondo in continua trasformazione. Sono quasi trascorsi dieci anni da quando ho iniziato a lavorare come fotografo professionista e sono consapevole che la strada da percorrere è ancora molto lunga.
È un lavoro appassionante in cui non si finisce mai di imparare e per questo lo amo. Ho iniziato a lavorare come fotografo professionista perché pensavo che fosse l’unico modo per riuscire a fotografare con una certa assiduità e costanza ma da quando ho fatto della mia passione un lavoro mi sono reso conto di non avere poi molto tempo a disposizione per pensare alla mia produzione fotografica. La vita da freelance non è facile, comporta molti sforzi e sacrifici. Vivere di fotografia oggi giorno è un’impresa sempre più difficile, bisogna avere buoni contatti, e soprattutto non fermarsi mai e aggiornarsi in continuazione.

Il tuo / i tuoi generi fotografici?
Fotografia di reportage, ritratto e street photography.
La tua giornata tipo?
Premetto che lavorando da solo sono rare le volte in cui riesco a raggiungere tutti gli obiettivi prefissati e a gestire tutto il flusso di lavoro come vorrei.
È fondamentale essere ben organizzati, aver acquisito un certo metodo e lavorare molte ore. Trascorro gran parte delle mie giornate in studio davanti al computer per tenere in ordine l’archivio, rispondere alle email, editare le foto, aggiornare web, canali social e gestire tutte le attività di carattere amministrativo e burocratico. Quindi oltre alla macchina fotografica i miei strumenti di lavoro preferiti sono l’agenda e i post-it.
Ciò nonostante ancora un po’ di tempo per muovermi e fotografare ce l’ho e le soddisfazioni non mancano. Un giorno spero di poter contare sull’aiuto di un collaboratore di fiducia ed avere così più tempo per poter lavorare sui miei progetti.
Puoi raccontarci la fotografia più importante della tua carriera o quella a cui tieni di più?
Mi risulta difficile dire qual è esattamente la fotografia a cui tengo di più. Ne ho diverse in testa, una di questa è sicuramente la foto della nascita di mia figlia ma pensandoci bene forse la più significativa è una foto che ho scattato diversi anni fa, esattamente nel 2006 per un concorso fotografico nazionale intitolato “Lavori e valori” organizzato dall’ente bilaterale del turismo di Venezia. La trovate qui di seguito.
È uno scatto in pellicola (in quegli anni il digitale non era ancora molto diffuso) grazie al quale mi sono aggiudicato il mio primo premio. Fu proprio in quel periodo che incominciai a pensare che la fotografia era forse qualcosa di più di una semplice passione e così decisi di andare avanti e approfondire i miei studi fotografici da autodidatta frequentando un master in fotografia di reportage a Madrid. Quella decisione cambiò radicalmente la mia vita.
Cosa c’è dentro la tua borsa fotografica?
Nella mia borsa fotografica ci sono due DSLR full frame (Canon 5D MarkII e 6D
), due flash, il 270 EXII
piccolo, leggero e molto discreto e il 580EXII
potente ma allo stesso tempo pesante, una lente Canon 35mm
, uno zoom 16/35
e un 24/70
.
Una Fuji X100, una macchina che porto spesso con me quando voglio viaggiare leggero e che mi permette di lavorare con la massima discrezione. Inoltre per i miei lavori utilizzo spesso una biottica Rolleiflex analogica per fare soprattutto ritratti e paesaggi in medio formato e una vecchia polaroid con cui in certi casi mi diverto a fare qualche istantanea come i vecchi tempi.
Cosa pensi di aggiungere a breve nella borsa e cosa invece pensi di dare via?
Probabilmente nei prossimi mesi darò via la Fuji X100 per prendermi una mirrorless più veloce e con una tecnologia più evoluta.
Il sito di fotografia che visiti più spesso?
Nei preferiti del mio browser ci sono molti siti. Quelli che visito più spesso sono quelli delle agenzie più importanti come Magnum, Noor, VII, e altri come Time Lightbox, Mediastorm, Worldpressphoto, StreetHunters, etc.
Grazie Federico!