Sono nato il ventisette novembre del 1973 a Roma e mia madre, che prima mi voleva chiamare Matteo, ha deciso una volta che mi ha visto di chiamarmi Lorenzo.
Pesce invece è il cognome che da quel giorno porto in giro con grazia e con autoironia. Ammetto che tra i miei primi ricordi d’infanzia ci sono le cantilene e gli sfottò dei miei compagni dell’asilo a cui il mio cognome provocava molta ilarità. Ma ovviamente come sappiamo, fa tutto parte del nostro curriculum…e l’abitudine a saper ridere di noi stessi tempra un carattere forte, pronto a molto, e nel mio caso pronto a seguire i miei sogni, anche quando sembrano difficilmente realizzabili. Francamente sono molto felice di non averla ascoltata.
Ho avuto la fortuna di studiare fotografia in America, all’Art center college of Design, di essere riconosciuto appena uscito di lì come uno dei più promettenti 30 fotografi sotto ai trent’anni per la rivista Photo district news. Dopo di che ho deciso di tornare in Italia, a Roma per l’esattezza, dove dopo essere entrato a far parte dell’agenzia Contrasto, ho aperto il mio studio e co-working Magliana Art Project http://www.mapstudiorome.com. Con Contrasto ho partecipato a numerosi progetti per riviste, per mostre e per libri.
Negli anni il business è cresciuto e oltre a fare lavori per l’editoria ho cominciato a transitare verso l’ADV. Da qualche anno la pubblicità occupa la maggior parte della mia attività. Ho lavorato con agenzie italiane e straniere e con clienti come Coca Cola, Nokia, Action Aid e Norton antivirus. Negli ultimi due anni ho vissuto con la mia famiglia Berlino, città che ho amato moltissimo. Da settembre sono ritornato a Roma città, ahimè, in costante caduta libera. Per quanto riguarda la pubblicità sono rappresentato in Italia da Soldi e Donadello www.soldiedonadello.com in Germania da Birgit Stöver www.birgit-stoever.de in Francia e nel resto del mondo da H Represents www.hrepresents.com.
Quando hai iniziato a fotografare e perchè?
Ho iniziato a fotografare all’età di 18 anni quando, trasferitomi a Los Angeles con la mia famiglia, decisi di fare una classe di fotografia. Fu amore a prima vista. Avevo fino allora fatto numerosi filmati in video8 per emulare Marty McFly di ritorno al futuro, ma la fotografia fu come scoprire un nuovo arto. (Non è un errore non volevo dire arte). Quando iniziai a scattare fu se mi accorsi che avevo anche le gambe. Fu totalmente naturale. Passai molti anni in camera oscura a coltivare la mia visione.
Il tuo / i tuoi generi fotografici?
Divido la mia fotografia in editoriale e commerciale, e dunque sono più interessato alle applicazioni della fotografia che ai suoi generi. Sicuramente non sono un reporter e non mi ritengo tale, ma appena mi definisco ritrattista per esempio, inizio a fare foto di lifestyle o di natura. Mi emoziona la gente, la luce e le atmosfere dei posti. Amo definirmi un fotografo, ed ho sempre cercato di sviluppare una mia visione che potesse essere applicata a soddisfare diverse esigenze.Il mio sogno sarebbe d trovare delle gallerie interessate a vendere il mio lavoro…mi piacerebbe arredare con le mie foto sarei molto interessato ad iniziare una partnership con degli architetti d’interni.
La tua giornata tipo?
Difficile parlare di una giornata tipo. In realtà il grande privilegio della libera professione è quello di essere liberi da impegni ripetitivi. Spesso sono in studio o in giro…domani per esempio vado a Firenze per una rivista spagnola. Se non scatto e non sono in giro per viaggi o per lavoro, passo molto tempo davanti al computer, o ritoccando foto, o a propormi per nuovi lavori o sempre più spesso sui social. Trovo LinkedIn un incredibile strumento di autopromozione in grado di metterci in contatto con il mondo.
Puoi raccontarci la fotografia più importante della tua carriera o quella a cui tieni di più?
Ho tre figlie che si chiamano Arianna, Carlotta e Domitilla e se qualcuno mi dovesse chiedere quale è la più importante o quella a cui tengo di più avrei una grande difficoltà a rispondere, anzi forse non potrei farlo…fatto questo inutile preambolo potrei parlare del primo commissionato che feci appena entrato da Contrasto per Time Magazine. Fotografai uno dei miei miti di sempre David Brubeck. Andai al Grand Hotel Ritz di Roma col mio assistente e un kit Bowens, all’epoca scattavo ancora con la mia Pentax 6X7 analogica. Mi dissero che mi avrebbe dato venti minuti, ma in quei venti minuti uno dei mostri sacri del Jazz fece esattamente quello che gli chiesi di fare.
Cosa c’è dentro la tua borsa fotografica?
Di solito il mio mac e la mia Pentax 645d che si chiama Berenice con un unico obbiettivo il 55mm 2.8… se sono particolarmente paranoico mi porto pure la mia vecchia Canon 5D
prima serie (è così vecchia che è semi-analogica) con la Canon di solito porto il Canon EF 50mm f/1.4 USM
o lo zoom Canon EF 24-105mm f/4L IS USM
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Cosa pensi di aggiungere a breve nella borsa e cosa invece pensi di dare via?
Per quanto adori scattare con Berenice (la mia Pentax 645d mi piacerebbe anche avere qualcosa che dia meno nell’occhio e sto pensando di acquistare una Fujifilm FinePix X100. Che sicuramente è più agevole e discreta. Potrei sicuramente lasciare a casa il mio esposimetro Sekonic
che porto con me come portafortuna. Ci ho messo tanti anni a fare la transizione da analogico a digitale.
Il sito di fotografia che visiti più spesso?
Vado spesso su molti siti di fotografia ma quello che visito più spesso è sicuramente Photo district News http://www.pdnonline.com ma anche il British Journal of Photography http://www.bjp-online.com/ e http://aphotoeditor.com.
Grazie Lorenzo!
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