Luca Benedet, 31 anni, è nato e vive ad Aosta. Si è diplomato al Liceo Linguistico, lavora al Tunnel del Monte Bianco e ha iniziato con la fotografia freelance nel 2005 seguendo e documentando concerti nel nord Italia, in seguito si è specializzato nella fotografia sportiva di azione (snowboard, sci freeride, trail running e mountain bike downhill), di montagna e ritrattistica.
Le sue fotografie sono state pubblicate su riviste di settore quali Sequence, Onboard, 4skiers, Tutto Mountain Bike, Spirito Trail, Soul Running. Collabora inoltre in maniera costante come fotografo con Aosta Valley Freeride, Salad Days Magazine e i siti web Freshngood e Behindmagazine. E’ ideatore, insieme a Matteo Bosonetto di Miserianera.
Predilige l’utilizzo della pellicola per progetti personali ed esperienze quali viaggi, concerti e ritratti. Nel 2012 e 2013 è stato fotografo/blogger per il Tor des Geants. I suoi lavori sono stati esposti in mostre collettive e personali in città quali Parma, Milano, Torino e Aosta. Attualmente sta lavorando ad una serie di progetti riguardanti la stampa e la distribuzione indipendente delle proprie fotografie su carta attraverso supporti quali fanzine e fogli fotografici (In My Eyes) cercando di allontanarsi in maniera crescente da schermi e derivati.
Quando hai iniziato a fotografare e perchè?
Ho iniziato a fotografare perché avevo bisogno di avere una prova di quello che stavo facendo, mi serviva una memoria tangibile e di facile accesso.
Il tuo / i tuoi generi fotografici?
Non amo i confini, di qualsiasi tipologia essi siano, mi viene difficile escludere qualsiasi fotografia che non ho ancora scattato e soprattutto catalogare quelle che già ho raccolto. Ritengo la fotografia una parte della mia memoria, la parte più reale di essa. Detto questo ho delle preferenze: prediligo la montagna e tutto quello che le gravita intorno, ma non solo a livello fotografico. E poi la musica, concerti hardcore/punk soprattutto, posti piccoli dove il sudore e passione la fanno da padroni, dove bisogna stare sempre sull’attenti e dove c’è l’energia, quella da pelle d’oca che ti rende felice e ti fa capire di essere nel posto giusto al momento giusto, perchè poi il fine ultimo per me rimane quello, la felicità. Inoltre mi piacciono i momenti intimi tipo viaggi più o meno lunghi, istanti singoli che vale la pena ricordare. Non do mai importanza a quale tipo di fotografia devo fare ma piuttosto se sto bene o posso stare bene in quella situazione, con quelle persone o in quell’ambiente, questo è fondamentale per me, ho fotografato caminetti, impianti elettrici, tubature, pietre preziose, alberi, arredamento, ma sempre perchè c’era qualcosa che mi portava lì e che sapevo mi sarebbe tornato indietro, e non parlo di soldi ovviamente. Cerco sempre di focalizzarmi sulla trasmissione e sulla ricchezza, e in questo processo la pellicola mi aiuta molto.
La tua giornata tipo?
Non essendo la fotografia il mio lavoro non ho una giornata tipo, faccio i turni quindi ogni giorno è diverso dall’altro.
Puoi raccontarci la fotografia più importante della tua carriera o quella a cui tieni di più?
Queste son quelle domande tipo quali sono i 3 dischi che salveresti da un incendio… Non lo so ragazzi, davvero, ce ne sono un sacco alle quali sono legato, sono i momenti singoli di cui parlavo sopra, dove tutto è collimato, dalla luce alle impostazioni della macchina, all’inquadratura, la scelta di farla in quel momento a quella persona in quella situazione, o quella cosa. Può trattarsi del compimento di una visualizzazione, qualcosa che si è creato dentro di te e che sei riuscito a realizzare. Pensandoci bene però quella a cui tengo di più è questa di Mike Patton, lo vidi dal vivo con i Faith No More nel 2009 a Milano, scattai un sacco di foto con la digitale, una volta a casa da completo idiota formattai la scheda e persi tutte le foto (era un festival di due giorni). Per sfizio mi ero portato una vecchia Yashica a pellicola con me e nelle 37 foto del rullino c’era questa che mi ha ripagato di tutto.
Cosa c’è dentro la tua borsa fotografica?
Più o meno quello che c’è nella foto allegata, a parte quando scatto action che ci aggiungo una Canon EOS 1D Mark IV con 15mm Fisheye
e 70-200
, il 50mm
ogni tanto. Per i concerti solitamente Eos 1n o Hexar, pellicole Trix o D-Max 400 tutte tirate a 800/1600. Di recente ho acquistato una Fujifilm X100s
che sto utilizzando parecchio, è molto comoda ed estremamente versatile. Una Olympus Mju che mi salva il culo in qualsiasi situazione e comunque sempre la pipa, fiammiferi/accendino, una fischetta con whisky/grappa, un pò di adesivi di Miserianera e qualche foglio di In MyEyes.
Cosa pensi di aggiungere a breve nella borsa e cosa invece pensi di dare via?
La fantasia rimane la Leica M6, per il resto non darei via nulla.
Il sito di fotografia che visiti più spesso?
Instagram e la rivista Photo.
Grazie Luca!
Link:
Miserianera
Sito web
Aosta Valley Freeride