Mi chiamo Simona Pampallona e sono nata a Roma nel 1980. Lavoro come fotografa per la casa di produzione cinematografica “Tempesta”, con la “Fondazione Solares delle Arti” di Parma, e come fotogiornalista per varie testate, con una parte dell’archivio delle foto presso Luz.
Vivo a Roma, ma mi sposto spesso, per lavoro. Mi piace lavorare sui progetti lunghi, sia in Italia che all’estero.
Quando hai iniziato a fotografare e perchè?
Ho cominciato a scattare fotografie all’età di quindici anni, con una Zenit che metteva a fuoco uno scatto sì e dieci no. C’era un professore di biologia al liceo che dopo l’orario scolastico faceva un corso di fotografia naturalistica, e ci portava nel parco dell’Insugherata, costringendoci a scattare in diapositiva. Alla fine delle nostre uscite, proiettava le diapositive e le commentava. Ci faceva notare i nostri errori, i difetti di esposizione, i soggetti. Gli piacque una mia foto, soprattutto come avevo inquadrato. Mi spronò a continuare.
Il tuo / i tuoi generi fotografici preferiti?
Mi piace guardare tutto, tante cose diverse. Purtroppo non riesco ad uscire molto, e quindi mi capita sempre di più di vedere fotografie su internet. È un peccato, perché spesso nelle mostre il progetto è spiegato bene, l’allestimento è una parte interessante da vedere e se c’è l’artista, si può chiedere direttamente a lui o lei. Su internet le spiegazioni sono più superficiali o non si trova tutto. D’altra parte lo trovo comunque stimolante, perché mi dà la possibilità di perdermi, cominciando da un spunto, per arrivare a guardare molto altro. Poi cerco di appuntarmi il tutto, i siti che ho visto, i nomi dei fotografi, per non dimenticarli.
La tua giornata tipo?
Potrei dire di avere almeno 3 giornate tipo. La giornata tipo a Roma è sveglia alle sette, preparare la colazione e i vestiti del bimbo, lavarlo e vestirlo, e poi andare al nido. Dopo vado a un coworking alla Garbatella, dove sono da pochi mesi. Ho un tavolo con un computer con uno schermo grande dove selezionare le foto e mandare mail. Sto lì fino alle tre, poi torno, sistemo casa e vado a riprendere il bimbo. Quando sono su un set, dipende dagli orari del lavoro, dalla sistemazione. Tutto si riduce a lavoro e bimbo. Non mando mail, rispondo poco al telefono, e non guardo le foto. Accumulo fino a quando non torno al “campo base”. Quando mi capita di stare in giro per servizi più legati alle testate giornalistiche, sono da sola. Senza bimbo e senza orari, cerco di sfruttare tutto il tempo a mia disposizione.
Puoi raccontarci la fotografia più importante della tua carriera o quella a cui tieni di più?
Non so se capita solo a me, ma mi ricordo soprattutto le foto che non ho fatto. Quelle che avrei voluto fare, ma non ho potuto perché mi sentivo un’imbecille, quelle in cui avevo paura delle conseguenze, quelle in cui provavo dolore, quelle che non ho fatto per tanti motivi diversi. Quelle me le ricordo benissimo. Vi mando l’ultima foto che ho fatto che mi piace.
La foto è stata scattata in Kenya, a Malindi. Stavo gironzolando con la mia guida, che mi ha portato su un pontile, vicino al “Vasco da Gama point”. Sul pontile c’erano moto, taxi, gruppi di ragazzi e ragazze che passeggiavano. Una donna ha chiesto di farsi una foto con me, con la mia macchina fotografica. Poi gliel’ho mandata tramite mail. Era di Nairobi, e la mia guida li aveva guardati un po’ storti, lei e suo marito. Mi aveva già spiegato che, secondo lui, la “gente di Nairobi” aveva tutto il potere economico e politico, a danno della “gente della costa”. Abbiamo continuato a camminare e in fondo al pontile, sospeso tra cielo e mare, c’era un ragazzo che lucidava la sua moto. È stato un attimo. Lui era molto contento di farsi la foto, ma anche un po’ imbarazzato. Vicino a me, altri giovani si erano avvicinati. Timidi e al tempo stesso coraggiosi davanti agli amici, pronti per farsi fare la foto dalla “mzungu”.
Cosa c’è dentro la tua borsa fotografica? E cosa pensi di aggiungere a breve nella borsa e cosa invece pensi di dare via?
Nella borsa c’è una reflex digitale, le schede
, due batterie
, e obiettivi
a focale fissa (30, 35, 50mm) e uno zoom. Mi piacerebbe tenere anche una macchina in pellicola, ma sono provata fisicamente, a volte la schiena mi fa molto male, e anche mentalmente. Non riesco ad avere entrambe. Vorrei fotografare in pellicola, ma con i viaggi e con il tempo che scorre veloce è dura. Prima o poi lo farò.
Il sito di fotografia che visiti più spesso?
Sono una grande “spettatrice”. Confesso di guardarmi tutto, dalle gallery di vari giornali on-line a siti selezionati di fotografia. Mi piace leggere, e soffro dei testi corti e delle poche informazioni. Io leggerei di più di dieci righe, volentieri. Tra i siti di fotografia, mi piace guardare “Gup”, in generale osservare la scena olandese, che mi sembra molto attiva e innovatrice.
Grazie Simona!
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