Mi chiamo Tyler Nardone, classe ’86, sono fotografo freelance originario di Scauri (LT).
Attualmente sono tornato nel paese di origine, dopo aver vissuto a Roma circa 8 anni, continuo a lavorare senza darmi un limite geografico, anzi, sto cercando di viaggiare il più possibile per migliorare il mio bagaglio e trovare quante più opportunità.
È a Roma che è iniziata la mia vera formazione, in parallelo con gli studi in Scienze Motorie. È forse proprio grazie allo sport, che ho maturato la mia tendenza all’osservazione e al perfezionamento, due elementi fondamentali per la mia continua crescita come fotografo.
Soprattutto autodidatta, mi baso sulla lettura e sullo studio di altri autori, non disprezzando affatto workshop od incontri per quanto mi sia possibile. Oltre alla complicità di amici che si sono lasciati ritrarre, ho trovato una grande scuola: fotografando per alcuni giornali online, concerti ed eventi, mi hanno posto avanti problemi e situazioni da risolvere velocemente e con buon risultato.
Quando hai iniziato a fotografare e perchè?
Non ho un ricordo netto dei miei inizi. Probabilmente le prime fotografie arrivano dalle gite scolastiche da bambino! Sicuramente la mia curiosità verso la fotografia è maturata tardi, dopo l’acquisto di una Canon PowerShot G11, 2009. Si ho iniziato a fotografare a 23 anni, avrei voluto accorgermi prima di questa “predisposizione”. È diventata velocemente un’ossessione, ovviamente una fantastica ossessione e non ho potuto fare a meno di assecondarla affrontando volentieri tutte le difficoltà del caso.
Con un po’ di lavoro ho avuto fin da subito riscontro come freelance, trovando inaspettatamente clienti che mi hanno permesso di affrontare vari campi della fotografia, e ovviamente hanno fatto bene al morale, facendomi trovare ancora più motivazione per continuare. È scontato che ci siano momenti bui, ma preferisco rimanere focalizzato sulle soddisfazioni!
Il tuo / i tuoi generi fotografici?
Ritratto ambientato, composite, wedding, travel, sono i generi nei quali lavoro e sperimento più spesso, ed ovviamente sono quattro volti della fotografia che più mi gratificano ed appassionano. Anche se sono generi che possono intersecarsi tra loro ed attingere assolutamente anche al reportage, alla street e così via, con tutte le declinazioni di fotografia che stanno nascendo in quest’anni.
La tua giornata tipo?
Per fortuna/sfortuna una vera giornata tipo non esiste. La prima cosa che devi affrontare da fotografo, è la capacità di adattarti alle esigenze.
In linea di massima se ho da gestire solo post-produzione, la mattina faccio un planning che prevede 4 “azioni” fondamentali: Social/Business, Studio/Ricerca, PostProduzione e Sport (corpore sana…).
Se non ho troppo lavoro dedico sempre un po’ di tempo alla pratica “One Hour, One Coffe, One Shot”, nel pomeriggio esco per un’ora, con la scusa di un caffè e devo portare a casa almeno uno scatto utile. È una sorta di mantra che ho incontrato per caso qualche anno fa, leggendo di un fotografo di cui purtroppo non ricordo il nome. Ovviamente se non ho nulla da consegnare “One Hour” degenera, è fondamentale fotografare!
Puoi raccontarci la fotografia più importante della tua carriera o quella a cui tieni di più?
Non ne ho una in assoluto. Sicuramente vi propongo quella che mi torna in mente più spesso, scaturita da una lettura riguardo le teorie di Kandinskij sull’uso del colore.
Per una serie di contrattempi, ho potuto realizzarla solo molto dopo averla pensata, e quindi mi riconduce ad una sorta di desiderio che non riuscivo ad esprimere. Ma mi diverte soprattutto l’interpretazione e le domande che suscita nelle persone, anche se in alcuni casi… “Ma quanti ombrelli gialli hai comprato!!!”
Cosa c’è dentro la tua borsa fotografica?
In realtà ho varie configurazioni in base all’esigenze, cerco di portare con me solo il necessario senza appesantirmi inutilmente, o almeno è questa l’idea iniziale!
Per lo più ho attrezzatura Canon. I due corpi che utilizzo sono una 5D Mark II ed una 5d Mark III
, entrambi in spalla nel caso di un wedding con le cinghie MoneyMaker della HoldFast. In tutti gli altri lavori preferisco usare solo la più recente Mark III
, con la Black Rapid Classic RS-4
.
Come lenti adopero il Canon 16-35 f/2.8, Sigma 35 f/1.4
, Canon 50 f/1.4
, Canon 85 f/1.8
ed il Canon 70-200 f/2.8
. Sicuramente 16-35, 35 e 50 sono le lenti che adopero di più e con le quali ho un feeling migliore.
Porto con me inoltre un treppiede Manfrotto BeFree, che alleggerisce notevolmente la schiena ma fa il suo buon lavoro.
Batterie e CF Extreme Pro
della Sandisk da 16GB in quantità.
iPhone 6s, Moleskine
e Jabra Revo Wireless
sempre con me.
Fuji x100s, utilizzata soprattutto in viaggio, per della street o se voglio avere comunque una fotocamera con me.
Fujifilm Instax Wide 210 per le istantanee.
In viaggio inoltre porto sempre con me il Kindle e l’iPad Air
.
Se necessario il Macbook Pro ed un hard disk
per l’archiviazione dei file.
Per quanto riguarda l’illuminazione ho preferito promuovere la portabilità alla potenza. Infatti adopero softbox di varia dimensione su cui posso montare i miei flash a slitta, 2 Nissin Di866 Mark II ed un Canon 430EX II
, un set di gelatine della Rogue ed i due pannelli led YN300
.
Cosa pensi di aggiungere a breve nella borsa e cosa invece pensi di dare via?
Vorrei aggiungere un 24mm fisso ed eventualmente sostituire la logora 5D MarkII che mi accompagna dagli inizi. Dare via mai! Mi affeziono terribilmente ai miei strumenti!
Il sito di fotografia che visiti più spesso?
Non ne ho uno in particolare, utilizzo molto Feedly ed investo del tempo ad osservare altre immagini su piattaforme come 500px.
Grazie Tyler!
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